Monthly Archive: febbraio 2016

Tracce fresche fuori dal recinto

Piccola antologia di segnali interessanti che riguardano i blog, presi per il bavero dopo averli lasciati decantare per qualche giorno. Tre fatti e una sensazione.

Il primo fatto. I due maggiori quotidiani italiani hanno rinnovato in questi giorni il loro sito Web. Hanno introdotto qualche intuizione e una griglia pensata per le esigenze della pubblicità, ma poche novità concrete e soprattutto nessuna concessione ai processi profondi favoriti dalla Rete. Unico strappo alla resistenza old media sono i feed, ovvero la distribuizione dei contenuti in formato semplificato e leggibile da programi residenti sul Pc di chi legge. Repubblica.it e Corriere.it oggi hanno almeno un feed Rss, e per quegli arditi sperimentatori è un passo avanti epocale.

Ora non facciamoci illusioni: con ogni probabilità nelle redazioni dei due maggiori quotidiani italiani ci si è fatti mettere fretta ben più dalle grandi testate giornalistiche internazionali, che i feed nei loro siti Web li hanno adottati da tempo, piuttosto che dai filmes de sexo blog. Resta il fatto che queste rappresentazioni semplificate dei contenuti hanno avuto nei blogger la principale cassa di risonanza, nonché un esercito di beta tester entusiasti. Provando a immaginare la Rete come un enorme esperimento di osmosi, questo è forse il primo elemento strutturale che fa il percorso inverso, dall’individuo alla fonte di informazione istituzionale.

Il secondo fatto. Nelle settimane scorse si è svolta un’intensa discussione sulla letteratura popolare. Il soggetto importa fino a un certo punto, benché meriti una lettura di per sé. Qui ci interessa semmai il modo in cui il botta e risposta si è sviluppato in modo trasversale tra quotidiani, settimanali, webzine specializzate, radio e blog. Il tutto con sacrosanta indifferenza per il supporto utilizzato. Prendo a prestito una manciata di frasi da una ricostruzione che Giuseppe Caliceti ha fatto a fine gennaio su Liberazione:

Il dibattito culturale più interessante di questo inizio anno si interroga sulla cosiddetta “letteratura popolare” e ha come protagonista due donne: Carla Benedetti, scrittrice e acuta critica letteraria e Loredana Lipperini, giornalista cultura di Repubblica. Tutto inizia da un articolo di Carla il 7 gennaio su L’Espresso, poi in versione integrale su Nazione Indiana, Genocidio culturale, porno portugal che mi mette in guardia di fronte ai pericoli di una mutazione genetica che avrebbe trasformato l’editoria italiana in una monocultura del best seller, prendendo a esempio Io, uccido di Giorgio Faletti. [..] Loredana risponde sul suo sito “Lipperatura” che Io, uccido le è piaciuto proprio perché “popolare”. E spiega che il “popolare” non va demonizzato, e “le storie degli uomini possano essere raccontate in molte forme”. A un estratto live di questo dibattito/polemica che in Rete si sta allargando a macchia d’olio, si è assistito mercoledì da Marino Sinibaldi all’interno di Fahrenait su RadioTre. [citato in Lipperatura, 29/1]

Nei giorni successivi la querelle occuperà cinque colonne sulla terza pagina del Corriere della Sera, per poi rimbalzare ancora tra Nazione Indiana (sabba telematico di scrittori), I Miserabili (altra popolare piazza letteraria in bit animata da Giuseppe Genna) e ancora Lipperatura, blog quest’ultimo che rivigorirà il dibattito anche con un polemico intervento di Beppe Sebaste:

[..] Infine, sui blog. Scusate la domanda: ma non è buffo che su una tribuna così minoritaria, diciamo in un circuito di amici, si fa l’apologia del “popolare”, e poi il Corriere (che popolare, in confronto, lo è eccome, con le sue 700.000 copie vendute) lo riprende in terza pagina, e si salda così il cerchio – quello di un’elite di volontari che scambia le proprie chiacchiere con qualcosa di effettivamente popolare? Che popolare allora voglia soltanto dire “ciò che ha potere” (cioè visibilità), in un modo o nell’altro? Non è anche questo qualcosa su cui pensare? [Lipperatura, 3/2]

Vero è che tutti i protagonisti di questo confronto sono persone con un piede nel Web e l’altro nelle redazioni dei giornali, ma il cortocircuito mediatico resta comunque piuttosto interessante.

Il terzo fatto. Inciampando sulla tavola appena imbandita (e la vicenda si può leggere su Manteblog, dot-coma, DElyMyth, Indignato, Caymag, Tluc, Giuseppe Mayer, 127.0.0.1, SkyTG24, Paolo Valdemarin, Wittgenstein, MassiTwoSteps, Brodo Primordiale, Principe, Gaspar Torriero, Pfaall, Haramlik), ma raccogliendo in fretta i cocci, il più visitato tra i portali generalisti italiani ha inaugurato un nuovo servizio a base di blog. Non un servizio per l’apertura di blog (che già aveva), non un motore di ricerca sui contenuti dei blog (di cui s’è dotato in questa occasione), ma una rubrica redazionale che ha il compito di cercare, selezionare e rilanciare i contenuti della blogosfera italiana. Benché una decina d’anni d’esperienza di portali generalisti remi contro, Liberoblog di Libero (sito di punta del gruppo Wind), è una novità rilevante perché istituzionalizza per la prima volta in Italia i blog come fonte di contenuti e, talvolta, di notizie.

Non è chiaro quanto lontano potrà andare un servizio di questo tipo: molto dipenderà dalla sensibilità nella raccolta, dalla lungimiranza nella selezione e dalla costanza nel rilancio. È tuttavia un segnale fragoroso, un precedente importante rivolto a quell’industria pesante (pesantissima) dell’informazione, che spesso ha proprio nei portali la loro più triste e anonima rappresentazione.

La sensazione, infine. Ci sono tracce fresche fuori dal recinto ideale dentro cui ci si immagina che i blog restino (o debbano restare) chiusi a controllare a turno il proprio ombelico. Forse è giunto il momento di cominciare a seguirle…